Ama quello che mangi

“Primum vivere, deinde philosophari” è un principio che affiora spesso nella storia del pensiero umano. Nel 1850 il grande filosofo tedesco Ludwig Feuerbach recensisce positivamente un trattato sull’alimentazione popolare di Jakob Moleschott scorgendo un’unità indissolubile tra mente e organismo: se mangiamo bene, pensiamo bene.

Dodici anni più tardi Feuerbach pubblica Il mistero del sacrificio o l’uomo è ciò che mangia, saggio che – partendo dall’asserzione dell’unità psicofisica dell’individuo – sostiene la necessità di migliorare le condizioni di sussistenza materiale dell’essere umano come presupposto essenziale per migliorarne le condizioni spirituali: “La teoria degli alimenti è di grande importanza etica e politica. I cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello, in materia di pensieri e sentimenti. L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli un’alimentazione migliore. L’uomo è ciò che mangia.”

Dall’uomo che “è ciò che mangia”, oggi sento di poter aggiungere che l’uomo è anche “come mangia”.

La scelta degli alimenti è importante tanto quanto il modo con cui li assumiamo, regolarmente e lentamente.

Da questa scelta dipende non soltanto l’equilibrio fisico, che ci mette al riparo dai disturbi e dalle malattie, ma anche la nostra attività mentale e persino il comportamento di tutti i giorni. Gli alimenti che ingeriamo hanno una funzione che va ben al di là del nutrimento; la pancia, il sistema digestivo e intestinale non smettono mai selezionare gli elementi necessari alla vita, e di identificare e neutralizzare, grazie al loro sistema nervoso, tossine, batteri e virus.

Negli ultimi anni il cibo è divenuto surrogato per colmare quella “fame emotiva” che deriva da una insoddisfazione di sé, delle proprie relazioni, del lavoro o della vita di tutti i giorni. Il bisogno di soddisfacimento di questa fame emotiva genera emozioni poco piacevoli, mette in moto comportamenti disfunzionali e ci regala sensi di colpa, mal di testa, insonnia, pesantezza, gonfiori, disagi fisici. Prendere consapevolezza di ciò che ci spinge a mangiare troppo o troppo poco, male e in fretta, sotto stress o fuori pasto è il primo passo per riacquistare un equilibrio psico-fisico. La tavola può essere il punto di partenza di un percorso di crescita e sviluppo personale che, riportando le persone al loro livello di benessere ottimale, permetta loro di mangiare con più gusto e piacere, con più calma e tranquillità, più soddisfazione e gratitudine. In questo modo non solo si arriva a nutrire il corpo ma anche l’anima, perché stare bene con se stessi permette finalmente di accorgersi di sé, di volersi bene, di completarsi, di dare il meglio di sé, di iniziare la strada verso la propria realizzazione nella vita quotidiana e di intraprendere rapporti più veri, sani e generosi con gli altri.Il mio desiderio è favorire il percorso di uomini e donne nel raggiungere, con personali strategie, la libertà alimentare, basata sull’ascolto del proprio corpo al fine di recuperare e mantenere un benessere psico-fisico finalizzato oltre ad un autentico equilibrio, anche alla scoperta e allo sviluppo di nuove potenzialità personali. Liberare l’energia che prima era impegnata a combattere tentazioni sul cibo e preoccuparsi del peso. Attraverso la mia esperienza personale di guaritore ferito, desidero sviluppare e dedicare la mia esperienza a chi decida di riscoprire la consapevolezza della propria alimentazione e l’importanza del dialogo fra sistema enterico e sistema cerebrale.

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